Un incontro con la transessualità

(parte terza)

Fiamma Bacher, Stefania Gai

Riteniamo opportuno partire con una breve sintesi di quanto finora descritto nell’ambito della nostra ricerca grafologica relativa alla realtà transessuale: da un lato, per una migliore comprensione da parte del lettore che, pur avendo già letto i due precedenti articoli, ha sicuramente necessità di “rinverdire” quanto letto molto tempo fa, e dall’altro per consentire ai lettori che vi si accostino per la prima volta, di poter condividere al meglio la nostra esperienza grafologica.

L’obiettivo che tale ricerca (che ha coinvolto 100 soggetti transessuali gravitanti attorno all’Asl RM E ed alla Dr.ssa Laura Spizzichino, loro psicoterapeuta) si è proposta è stato l’individuazione di caratteristiche grafologiche ricorrenti nei soggetti transessuali e di eventuali tematiche psicologiche dominanti in essi, con riferimento altresì ad un discorso di “identità di genere”, trattandosi esclusivamente di transessuali  dalla tipologia“uomini verso donne”. Delle caratteristiche grafologiche, abbiamo riferito nel secondo articolo (Adone volume VI n.11, pagg.54 – 55), abbiamo evidenziato alcune tematiche psicologiche ricorrenti in tali soggetti: influenza/presenza del passato, inteso sia come attaccamento ai valori della propria terra sia come legame affettivo intensissimo nei confronti dei propri familiari, ai quali si inviano contributi finanziari e che si considerano come elementi essenziali prioritari tra i valori della propria vita ed a base delle proprie scelte (margine sinistro generalmente esiguo, a volte decrescente); tendenza all’isolamento (presenza di ampi spazi bianchi tra le righe o tra le parole, tratto pastoso o netto ma con contorni ben definiti); presenza di cenni di ansia/sofferenza (frequenti ripassi, cabosseè, linee spesso discendenti e caminetti); un’identità dell’io non ben strutturata (zona media centrale prevalente ma con frequenti notevoli disuguaglianze, addossamenti, firme non omogenee, ammaccature e spesso con paraffi); cenni di narcisismo (scritture grandi, gonfiori, puntini sulle i a”palla”,sopraelevazioni, firme non omogenee più grandi del testo). Dominante inoltre è la funzione junghiana primaria del sentimento e secondaria della sensazione: il che significa che la persona transessuale è essenzialmente una persona che vive ed effettua le proprie scelte di vita in base alle proprie emozioni. Come afferma infatti la Dr.ssa Spizzichino, i transessuali in esame (consideriamo che una gran parte di essi svolge attività di prostituzione) agiscono sulla spinta delle emozioni.  Solo in pochissimi casi (7 su 100) la funzione junghiana del pensiero risulta presente, connotando il soggetto di una maggiore capacità organizzativa e decisionale e ponendolo in un atteggiamento di maggior sfida nei confronti della propria vita e delle proprie esperienze.


Esempio di scrittura con funzione junghiana sentimento: William, colombiano 37 anni, laureato penna blu, Riduzione del 40%.

Questa scrittura è grande, curvilinea, staccata ma di tipo dinamico, ineguale in inclinazione e dimensione, con presenza di segni di narcisismo, linee flessibili ma ben tenute, margine sinistro assente, spazio fra le parole, firma non omogenea per dimensione.


Esempio di scrittura con funzione junghiana pensiero: Valentina, colombiana, 46 anni, scuola media inferiore, pennarello nero. Riduzione del 40%:

Questa scrittura è abbastanza chiara, l’impostazione spaziale è buona, il margine sinistro presente, il rigo orizzontale leggermente crescente è morbido, a volte raggruppata malgrado lo script, movimento barrato, dimensione medio piccola, ritocchi, firma sottolineata con paraffo, funzione junghiana pensiero intuizione.

La scrittura di Valentina si differenzia della maggior parte delle altre anche per la presenza del margine sinistro, solitamente assente, che denota una certa autonomia e distacco dal passato, dalle origini. Si evidenzia una volontà di affermazione, il bisogno di superare le proprie difese e una continua sfida con se stessa.. Si notano comunque anche momenti di debolezza e di scoramento.

La  terapeuta ha confermato che la persona nel tempo, dopo il suo arrivo in Italia, ha ben organizzato la sua vita, affronta le situazioni in genere con una certa determinazione ed è una persona pratica che ben programma la sua quotidianità.

Dal raffronto tra le due scritture, di cui la prima tipologia (funzione sentimento dominante) rappresenta l’espressione grafica più diffusa tra i transessuali esaminati, si evince chiaramente la diversità di atteggiamento nei confronti in genere della vita da parte dei due soggetti: nel secondo caso, vi è sicuramente una maggiore capacità di valutare la realtà in cui il soggetto è inserito, prendendo una certa distanza dagli aspetti affettivi. Poiché infatti, come sostiene Ania Teillard, “il pensiero rimpicciolisce e concentra” (A. Teillard, L’anima e la scrittura, Bollati Boringhieri, 1980, pag.95 ), Valentina, tra i due, sembra sicuramente maggiormente in grado di prevedere e pianificare gli ostacoli in maniera realistica.

In William, invece, possiamo intravedere come la funzione sentimento che, come afferma la Taillard ”ingrandisce, dilata, addolcisce”  (A. Teillard c.s..), influenzi significativamente la relazione con gli altri e, soprattutto in considerazione dell’estrema delicatezza delle situazioni vissute dai transessuali, possa influire in modo incisivo sul difficile equilibrio psichico dei soggetti stessi addolcendo ma nel contempo diminuendo nel soggetto la capacità di affrontare la realtà con modalità reattive.

Un’ altra componente emerge nell’analisi delle due scritture: in Valentina, un certa presenza di “animus”, nel senso Junghiano (scrittura piccola, semplificata), mentre la scrittura di William è più “anima”   (scrittura grande, forma arrotondata ).  Questo ci consente di entrare nel merito di un’altra tematica oggetto di indagine nella nostra ricerca: l’identità di genere del transessuale.

Quale identità sessuale emerge dall’analisi della scrittura di questi transessuali, “uomini verso donna”, quali elementi connotativi traspaiono dalla scrittura di questi uomini tesi a divenire appieno donne, tra incertezze, crisi di identità e a volte operazioni chirurgiche?

Per una lettura ed interpretazione in tal senso delle 100 scritture di transessuali esaminati, abbiamo individuato gli elementi che caratterizzano la scrittura in senso femminile o maschile, distinguendo tra elementi di tipo maschile attraverso la forma: presenza di angoli (virilità, capacità di azione, efficacia ed operatività), aste rette (forza, opposizione, sicurezza, decisione); attraverso la dimensione: piccola; presenza o meno di “animus” nell’accezione junghiana; ed elementi di tipo femminile: presenza di curve (indice di femminilità, capacità comunicativa, cordialità ed emozionalità), tipologia di scrittura “gonfiata” e, in relazione alla dimensione, grande, con presenza o meno di “anima”nell’accezione junghiana.


Come si può vedere nella tabella riassuntiva che segue la presenza di elementi femminili è maggiore rispetto a quelli maschili, ad eccezione della consistente presenza di aste rette, molto diffusa fra le scritture sia a quelle di prevalenza maschile che femminile. Questo elemento, che senz’altro si può assimilare maggiormente alle caratteristiche dell’elemento maschile, esprime anche la determinazione, caratteristica necessaria a persone che hanno dovuto affrontare scelte difficili e coraggiose.

 

 

 

n. di scritture

elementi grafologici maschili

angolo

 

20

aste rette

 

78

piccola

 

38

animus

 

3

elementi grafologici femminili

curva

 

51

gonfiata

 

19

grande

 

42

anima

 

21

Abbiamo altresì evidenziato la tematica della “ambivalenza”, nel senso di compresenza/conflitto tra tendenze opposte, a volte anche di un’identità di genere più profonda che sfugge al controllo cosciente del soggetto, connotandola sulla base di:

·         inclinazione;

·         oscillazione sulla verticale;

·         variazioni nell’impostazione spaziale;

·         variazioni di forma e dimensione;

·         presenza di lettere staccate (es: la “d”, esprimente la non coesione tra spirito e materia, la “q”, afferente alla sfera sessuale ecc..).

Nell’ambito di questa ulteriore analisi, abbiamo nuovamente focalizzato l’attenzione sulla tematica dell’“isolamento”, ritenendola estremamente significativa ed anche di “accompagno” alla problematica dell’identità di genere del transessuale, individuandone, tra gli elementi: il tratto con bordi netti, lo spazio tra le righe, lo spazio tra le parole e l’assenza di finali tra i piccoli segni.

Un’attenzione particolare è stata data alla firma, in riferimento alla sua posizione (sinistra, destra, centro), presenza o meno di paraffi, al suo utilizzo al femminile o al maschile o di entrambi i nomi, alla prevalenza del nome sul cognome o viceversa, alla sua omogeneità o meno.

 


Nella tabella che segue sono riportati i valori trovati per i singoli elementi legati all’ambivalenza e all’isolamento:

 

 

 

n. di scritture

elementi grafologici che esprimono  ambivalenza

inclinazione a sinistra

 

24

diversa impostazione spaziale in alto ed in basso, a  sinistra e a destra

 

46

oscillazioni sulla verticale

 

75

variazioni di forma o dimensione

 

70

lettere staccate (es. d, p, b)

 

14

 

 

 

 

elementi grafologici che esprimono  ambivalenza

pastoso con bordi netti

 

31

spazio fra le righe

 

44

spazio fra le parole

 

78

assenza di finali

 

45

Nella tabella che segue sono riportati i valori trovati sulla posizione e caratteristiche della firma[1]:

 

 

 

n. di scritture

 

posizione della firma a destra

 

50

 

posizione della firma a sinistra

 

26

 

posizione al centro della firma

 

24

 

paraffi nella firma

 

30

 firma e piccoli segni

nome maschile nella firma

 

27

 

nome femminile  nella firma

 

45

 

entrambi i nomi  nella firma

 

4

 

prevalenza del nome

 

38

 

prevalenza del cognome

 

7

 

firma disomogenea

 

19

 

Ci sembra interessante, prima di concludere, proporre delle scritture “tipo”, ove emergono caratteri prevalentemente femminili o maschili, tenendo presente comunque che una seppur minoranza di segni grafologici di segno opposto sono sempre presenti.


Esempio di scrittura “femminile”: Susanna, colombiana 39 anni, scuola media inferiore, penna  blu. Riduzione del 40%:

La scrittura di Susy presenta una netta prevalenza di elementi grafologici di tipo femminile:grande, gonfiata, a prevalenza di curve; presenta altresì segni di narcisismo, un consistente margine sinistro ed una firma piuttosto omogenea con iniziale gonfia e ampia, posta a destra a simboleggiare, pur nella presenza di qualche elemento sinistrogiro (la j di “trabajo”, i puntini sulle i aperti a sinistra) l’ottimismo e la voglia di essere donna.


Esempio di scrittura “maschile”: Cristina, Perù 28 anni, scuola media inferiore, penna  blu. Riduzione del 40%:

In questa scrittura prevalgono invece gli elementi di tipo maschile: scrittura piccola, a prevalenza di angoli, presenza di aste rette e connotata da una certa “anima”; la firma, è posta a destra, con un paraffo che sottolinea e trafigge. Sono presenti in questa scrittura anche elementi legati all’ambivalenza (variazione nell’impostazione spaziale, oscillazioni sulla verticale)

Susy, ci ha confermato la Dott.ssa Spizzichino,  ha dei connotati femminili, a volte esagerati, sia nel vestire che nel modo di porsi. Cristina ha movenze naturalmente femminili, non esasperate che ha acquisito lentamente nel tempo. Cristina ha intrapreso il percorso per il cambio chirurgico del sesso, sarebbe interessante rivedere la scrittura di Cristina fra qualche anno per verificare se alla sua trasformazione esteriore segue una trasformazione della sua scrittura.


Con questo articolo si conclude, per ora, il nostro viaggio grafologico nel mondo dei transessuali.

Vogliamo esprimere un ringraziamento speciale alla Dott.ssa Laura Spizzichino, senza la quale questo viaggio non sarebbe stato possibile, ed alle 100 persone che ci hanno affidato la loro scrittura, con coraggio, fiducia ed anche… speranza.

Un ringraziamento va  alle grafologhe ed amiche Simonetta Sergiacomi e Anna Matarazzo per i loro preziosi suggerimenti che ci hanno offerto delle “viste” diverse da considerare.

Ed infine un grazie particolare alla presidente onoraria dell’ AGIF, Jeanne Rossi Lecerf, per l’incoraggiamento e per gli importanti consigli iniziali che ci hanno aiutato ad impostare il lavoro.



[1] La somma “nome maschile”+ “nome femminile”+ “entrambi i nomi nella firma” non è 100 perché in molti casi la firma è risultata non leggibile.