Autore: Simonetta Sergiacomi

A metà del secolo scorso Giuseppe Cavalli si è battuto per affrancare la fotografia dalla sua funzione documentaria e sociale e renderle l’autonomia espressiva dell’opera d’arte. Nel 1956 prende occasione dalla mostra tenuta a Bologna e organizzata dal gruppo “La Bussola”, di cui faceva parte, per ribadire ancora una volta(1): la macchina fotografica non fa fotografie da sola. C’è una volontà umana che la muove e ancora:

Ma il valore di un’opera non è dato dal soggetto che rappresenta ma dal sentimento che attraverso il linguaggio artistico[...] l’artista è riuscito, con minore o maggiore efficacia, a manifestare e concretare nell’opera stessa. […]


La fotografia artisticamente bella sarà così quella che esprime compiutamente il sentimento dell’autore.

Il linguaggio fotografico di Giuseppe Cavalli è un linguaggio per immagini, immediato e simbolico, frutto della volontà, della sensibilità e delle scelte dell’autore.

Per realizzare le sue opere fotografiche seleziona un soggetto e lo rappresenta attraverso un taglio prospettico, scegliendo la luce per definire l’alternanza dei toni, le zone chiare e le scure, gli spazi vuoti e i pieni.

All’ideazione affianca la scelta dell’obiettivo, della pellicola, della carta fotografica e delle modalità di sviluppo e stampa. La perizia tecnica e la visione dell’immagine lavorano insieme per creare un unicum che, se efficace, si presenta come un tutto omogeneo, intenso, significante nella misura in cui trova corrispondenze profonde in lui e in ciascuno di noi.

E’ interessante quindi soffermarsi a riflettere sulla produzione artistica di Giuseppe Cavalli tentando di avvicinarsi alla sua figura di uomo e di artista sia attraverso l’osservazione della produzione fotografica sia attraverso l’analisi della scrittura, perché entrambe sono manifestazioni diverse ma complementari della sua personalità. Nell’immagine fotografica le scelte stilistiche e tecniche legate all’ispirazione artistica sono elaborate con cura, mentre nella scrittura si rilevano aspetti più spontanei: sono entrambe espressioni profonde dei sentimenti e del carattere dell’autore.

Nell’osservazione della produzione grafica e fotografica ci si baserà sugli elementi comuni come l’occupazione dello spazio sul foglio bianco o sulla carta fotografica, l’alternanza di pieni e vuoti e dei chiaroscuri, le scelte stilistiche di forma, il movimento o l’energia sottesa o evidente.

Un elemento di analisi essenziale, presente solo nella scrittura, sarà fornito dall’osservazione del tratto: colata di inchiostro ed energia vitale che fluisce attraverso la manifestazione scrittoria.

Per l’analisi grafologica della scrittura di Giuseppe Cavalli si è avuto a disposizione un taccuino di appunti, alcune lettere e le sue annotazioni sulle fotografie(2).

“Al tramonto, grossi pescherecci salpano per l’alto mare…”, 1961
Al tramonto, grossi pescherecci salpano per l’alto mare…”, 1961


La fotografia

L’opera di Giuseppe Cavalli colpisce e coinvolge perché, al di là di una prima impressione di grande cura e ricerca sistematica, traspaiono in modo evidente lo stile e la personalità dell’autore. Cavalli non è un osservatore che ritrae in modo fedele la realtà, ma un interprete che vive le sue emozioni attraverso la resa intensa delle sue immagini.

L’occhio del fotografo attento alla realtà che lo circonda “coglie” un soggetto che lo interessa, lo studia, sceglie le luci e le ombre per rappresentarlo.

Una profonda conoscenza della tecnica fotografica lo agevola nell’ottenere gli effetti desiderati e si unisce ad una chiara visione della rappresentazione: i suoi soggetti semplici, ispirati alla vita di tutti i giorni, sono trasfigurati dalla cura con cui li elabora. L’autore afferma, nelle osservazioni tratte dal suo taccuino di appunti, che studia le immagini e, riprendendole nell’attimo giusto, costruisce con attenzione il “quadro”: le sue rappresentazioni della realtà sono oggetti di comunicazione di sentimenti ed emozioni dell’autore, della sua visione personale della realtà e, proprio per questo, trovano una eco profonda in chi le osserva.

Sceglie la fotografia come mezzo di espressione affermando che avrebbe potuto essere un pittore ma poiché lo erano già due suoi fratelli, aveva preferito un altro campo di espressione.

Diventa quindi naturale per una personalità così spiccata farsi portavoce del dibattito sulla valenza artistica della fotografia: la scelta dell’inquadratura significante, la limpidezza delle immagini, l’essenzialità delle linee, la varietà dei toni, rendono le atmosfere uniche, sospese fuori dal tempo.

“Puglia”, 1940

“Puglia”, 1940


Le sue immagini ci parlano di equilibri armoniosi, di spazi senza limiti dove l’immaginazione dell’osservatore può liberarsi.

Talvolta lo spazio si apre verso l’alto, il cielo, lasciando campo alla rappresentazione dell’infinito, del “non visto”, dell’ideale. Lo spazio, il vuoto, è definito con pause sapienti, testimonianze del suo bisogno di assoluto, gestito e controllato attraverso lo studio della rappresentazione.

Un’atmosfera contemplativa è resa nella “Marina” del 1961, anno di morte dell’artista (fig. 3). In questa fotografia il gioco di luci e ombre tra i fili d’erba è evidenziato dalle fughe delle diagonali: l’immagine è suddivisa con equilibrio tonale e spaziale e al movimento dei fili d’erba fa riscontro l’increspatura dell’acqua sullo sfondo.

Il critico Martin Harrison così scrive (3):

Molte foto di Cavalli sono caratterizzate da due espedienti formali innanzitutto: nel paesaggio (ed occasionalmente anche nei ritratti) viene spesso sfruttato un elemento diagonale, un muro o il limite di un campo, che divide in due la composizione e sfugge oltre i limiti dell’inquadratura…

La suddivisione dello spazio nello sviluppo di piani orizzontali e diagonali definiti, sui quali giocano ombre e luci nei toni sfumati, sottende altri spazi non circoscritti nelle rappresentazioni: è la fantasia dell’osservatore che può continuare a creare il gioco ripetitivo di toni e forme.

Altre volte l’oggetto rappresentato cattura lo sguardo e l’attenzione si focalizza in una zona, sorgente di energia (fig. 4). Sempre si coglie una corrente di energia che viene canalizzata dall’autore in un ritmo non impetuoso, ma forte e costante, ricco di sfumature e di forza.

Nella rappresentazione delle reti da pesca sulla spiaggia (fig. 5), la prospettiva frontale non toglie dinamicità alla rappresentazione e l’immagine non è statica.

Il movimento è dato dalla ripetitività dei volumi delle reti nello spazio che fa percepire le forze in azione: si immagina il vento che spira in moto circolare dentro di esse e le trascina sulla destra, oltre lo spazio rappresentato.

Il movimento delle reti mosse dal vento, colto nel breve spazio di un fotogramma, è espressione di un ritmo intenso che travalica i limiti spaziali dell’immagine.

Le forme così definite, colte in un insieme coerente di parti in equilibrio tra loro che liberano energie in movimento, fanno pensare alla definizione del concetto di Armonia secondo i canoni espressi dal grafologo Crépieux Jamin, padre della grafologia francese.

L’Armonia, concepita dal grafologo francese, è oggi un concetto di difficile definizione e raro da riscontrare nello studio delle scritture.

Si parla di Armonia come di un tutto vivo e omogeneo nei vari elementi della scrittura che, rispondendo a criteri di proporzione, semplicità, sobrietà e ordine, ci offre l’immagine della natura affidabile e responsabile dello scrivente.

Il concetto è racchiuso in una sintesi che, come lo stesso Crépieux Jamin scrive, contempla “…l’unità nei movimenti e l’accordo tra le parti” (4) in un insieme la cui interpretazione definitiva è data dal rapporto fra i vari elementi: questo equilibrio che si adatta bene alle immagini rappresentate, si può trovare anche nella scrittura di Giuseppe Cavalli?

La scrittura

La scrittura è un linguaggio grafico non verbale, diretto, simbolico, profondo, dalla cui osservazione il grafologo, seguendo il proprio metodo di analisi, trae un quadro della personalità. (Fig. 6)

La scrittura di Giuseppe Cavalli comunica in modo diretto, essenziale, “moderno” per i canoni calligrafici dell’epoca.

Si evidenzia una ricerca di stile raffinata dove traspare il gusto per una forma grafica elegante nella sua essenzialità e semplicità.

La dimensione piccola e la forma semplificata si legano ad un filo grafico elastico ma solido, le pause logiche dei collegamenti non impediscono alle capacità intuitive di esprimersi rivelandosi attraverso i lanci, le piccole ricombinazioni dei gesti e le vibrazioni del tracciato. Personalità complessa, attenta ai particolari, sensibile, ma tenace se deve difendere o combattere per le proprie opinioni. Si rivela attraverso un grafismo dalla forte personalità, che non si perde in abbellimenti superflui ma al contrario si rende scarno ed essenziale, con qualcosa di “acuto”: spirito critico, capacità di attenzione e puntualità di analisi lo rendono un grande osservatore della realtà. Le capacità intuitive completano un pensiero logico e razionale (piccola, semplificata, legata, ricombinata, ordinata) che ama comprendere e assimilare la realtà che lo circonda per poi elaborarla in modo personale.

Il tratto, ben inchiostrato, elastico con una tenuta forte e tesa nel procedere, aderente al foglio, denota la forte percezione sensoriale dell’artista e la sensibilità vivace.

L’emotività è sotto controllo, ma le convinzioni personali forti e difese possono renderlo impaziente e intransigente.

Lo spazio grafico è occupato con regolarità, con un controllo vigile e razionale, organizzato nella presa della pagina. La maggior densità verso la destra denota una certa ansia di realizzare e il coinvolgimento mentale che, uniti alla disciplina personale e alla chiarezza di intenti, facilitano la realizzazione (Fig. 7).

L’azione di un pensiero rigoroso ed efficace si evidenzia nella scrittura anche nella presenza di un ritmo dinamico.

E’ la scrittura di un “uomo di pensiero”, in cui convivono forti sensazioni con la rapidità e la finezza del sentire, dove l’impulsività è tenuta a freno e le manifestazioni dei propri sentimenti sono sottoposte al vaglio della ragione. Attento, orientato verso obiettivi qualificanti, li persegue alla ricerca della perfezione: unità di sentire e rappresentare, rappresentazione compiuta di un sentimento, come egli stesso definisce l’opera d’arte.

Il suo approccio razionale con la realtà non toglie spazio all’espressione di sé ma semmai la condiziona, guidando il suo coinvolgimento nella vita e l’esigenza forte di affermare le proprie idee e percezioni. Occupa lo spazio e lo controlla senza lasciare troppo campo all’imprevisto. Traspare la forte disciplina che l’artista vive nella sua vita come nel suo lavoro: esigenza profonda che non lascia spazio a pause o a eccessive libertà.

(Fig. 8)

L’organizzazione e il contenimento degli spazi che traspare dall’alternanza dei neri sul bianco del foglio, la sobrietà delle forme che mantengono la loro struttura nel procedere verso destra senza apparenti scosse, ci mostrano l’equilibrio degli elementi, delle parti di un tutto che trovano valore nella reciproca interazione: l’insieme testimonia la presenza del concetto di armonia secondo i canoni espressi da Crépieux Jamin.

Giuseppe Cavalli: Io sono questa fotografia

Alla lucidità e alla coerenza di espressione si ispira tutta l’opera dell’artista. La sua ricerca di equilibrio, di essenzialità, di profondità espressiva, densa di emozioni e sentimenti coltivati nella propria intimità, si manifestano a chi osserva con intensità, significativa degli ideali dell’autore.

La fotografia di Giuseppe Cavalli, come la sua scrittura, restano per noi espressioni compiute dei suoi sentimenti, espressioni efficaci della sua integrità morale.

Note

(1) Dal catalogo della mostra Giuseppe Cavalli - Tre stagioni, 1994, a cura di Enzo Carli, pag. 17-18
(2) Fotografie e scritti sono di proprietà dell’Archivio Giuseppe Cavalli. Ogni riproduzione deve essere autorizzata.
(3) Dal catalogo della mostra Giuseppe Cavalli – Photographs, 2002, dalla traduzione del saggio di Martin Harrison, pag. 15
(4) Jules Crépieux-Jamin, ABC de la Graphologie, 1930