autore: Silvio Lena
Grafologia e reattivo dell’alberoTroviamo spesso su articoli e libri le lamentele sul mancato riconoscimento della grafologia da parte del mondo accademico unite alle considerazioni degli autori su questa “nuova disciplina”. Personalmente riteniamo che non possa essere chiamata nuova una disciplina che ha già compiuto quattro secoli di vita e che le ricerche sulla validità della grafologia e dell’interpretazione del disegno su basi grafologiche siano numerose e significative. Per questo motivo ci sembrano interessanti le ricerche compiute da Giulio Gaffuri negli anni ’60 alla Clinica Psichiatrica dell’Università di Milano diretta dal Prof. C. L. Cazzullo, ricerche precise e puntuali che sono diventate oggetto della pubblicazione Il reattivo dell’albero nella diagnosi di schizofrenia, edita da Omnia Medica nel 1970. Nell’introduzione l’autore afferma che “La psicologia moderna ha ormai acquisito ampie documentazioni di come il disegno possa rappresentare una forma di espressione della personalità tra le più aderenti e significative”. Secondo l’autore la rappresentazione grafica non è mai del tutto causale e gratuita e ci può parlare degli stati psichici con un linguaggio che è “aderente e preciso anche se parziale e incompiuto”. Gli inconvenienti maggiori sono costituiti dall’ignoranza di questo linguaggio e dalle difficoltà tecniche che spesso si frappongono tra gli schemi mentali e le loro rappresentazioni grafiche. Nonostante tutto ciò l’autore afferma che “al disegno viene oggi generalmente riconosciuta una forza espressiva tale da giustificarne ampiamente l’impiego anche a scopo psicodiagnostico”. Giulio Gaffuri cita numerosi autori che hanno dimostrato sperimentalmente l’importanza del disegno in campo psichiatrico e comunque per una migliore conoscenza della personalità: Cazzullo, Marinato, Montagnini, Gomirato, Gamna, Besusso. Rubino nel 1953 afferma che il Baum-test è un test proiettivo e M. Cesa-Bianchi nel 1953 sottolinea che “il materiale e il compito che vengono affidati al soggetto fungerebbero da lente di proiezione ed i grafici registrati rappresenterebbero lo schermo con l’immagine della personalità, messa a fuoco ed ingrandita, su di esso proiettata”. In età evolutiva sono significativi i lavori di Coccoli, Traversa, Dall’Oglio, Bettica-Giovannini, Daddi Toschi, Poggiali-Carta Gragnani, Buscaino, Andreani-Bovi, Dell’Amore, Angel e Buffard, Bläse, Vinci e Platania; in ambito psicopatologico quelli di Rosapepe, Rubino-Barbiero, Marzi-Biagiotti, Fiore, Horison, Schick e Biagiotti, Scarpitta, Gomirato-Gamna e Besusso, Andreani-Bovi, Marinato-Montagnini, Di Naro-Escalar, Comunale-Cazzato, Comunale-Losavio, Arruda-Franchi, Ughi-Mancini. Come si può notare, sono numerosi gli studiosi che hanno sottoposto a verifiche sperimentali il test dell’albero e il disegno e ne hanno dimostrato l’importanza pur sottolineandone i limiti. Gamna e Besusso, ad esempio, scrivono nel 1958 che il test rispecchia fedelmente le alterazioni dei fattori spazio-temporali proprie di alcune psicosi; Ughi e Mancini nel 1960 affermano che il test è “particolarmente idoneo a proiettare le profonde modificazioni formali e spaziali che caratterizzano la personalità schizofrenica; Di Naro ed Escalar nel 1961 sostengono che il reattivo ha una buona resa nel differenziale le nevrosi dalle psicosi e lo considerano come un ottimo collaterale sia diagnostico che pronostico. Luigi Gaffuri, citando Rubino e Barbiero (1952) afferma che al disegno dell’albero si possono facilmente applicare i criteri di significato delle linee libere in grafologia. A titolo esemplificativo si afferma che la concentrazione viene grafologicamente rappresentata da un punto o una spirale, mentre nella distrazione ogni segno risulta disordinato e staccato, ad esempio con la presenza di rami che risultano staccati e campati per aria; inoltre il tratto finale ingrossato viene paragonato alla specie jaminiana “massuée”. Il disegno dell’albero, come la scrittura, risulta accessibile a una comprensione intuitiva, con un’impressione globale di insieme o di armonia oppure di vuoto o di squallore. In questa modalità interpretativa il Gaffuri, citando il Koch, fa riferimento all’esame globale, gestaltico, sincretico della scrittura che caratterizza numerosi studiosi tedeschi. Del resto il Koch presenta sempre un doppio significato delle caratteristiche del disegno dell’albero: quello positivo deve essere applicato in presenza di un buon livello mentre quello negativo in caso di livello mediocre, come del resto suggerisce L. Klages rispettivamente con Formniveau elevato e basso. Il disegno dell’albero secondo Gaffuri può essere interpretato con metodi diversi:
Alcuni casiGaffuri ha corredato la pubblicazione con numerosi casi, estremamente interessanti. Ne riportiamo alcuni, dei quali abbiamo conservato la numerazione originale per agevolare chi riesce a procurarsi il volume.
Caso n. 2.Si tratta di una donna di 36 anni, affetta da schizofrenia catatonica. Giulio Gaffuri osserva che i disegni di questo gruppo sono caratterizzati da estrema stilizzazione unita a stereotipia e povertà espressiva. Il senso dello spazio vissuto sembra venir meno fino quasi a mancare e l’albero si riduce a un “fragile ornamento astratto, lontano dalla realtà e dalla vita”. Caso n. 10. Uomo di anni 34, affetto da schizofrenia ebefrenica. Anche in questo caso si nota una occupazione limitata dello spazio, con presenza di stereotipie ed elementi ripetitivi, indice della modalità di essere nello spazio e del modo di vivere la propria esistenza.
Caso n. 14. Uomo di 36 anni, affetto da schizofrenia ebefrenica. La povertà dell’albero è evidente, come del resto la simmetria e la ripetitività. In questo caso colpisce anche la divisione in due “alberi” paralleli, come se i due lati del tronco non potessero congiungersi nella parte superiore. Questa modalità rappresentativa si nota anche nella prima prova dello stesso paziente e nei disegni di altri malati.
Caso n. 18. Uomo di 33 anni, affetto da schizofrenia simplex allo stadio intermedio. La stilizzazione, la stereotipia, la ripetitività caratterizzano anche questo disegno che tuttavia si discosta per la maggiore occupazione dello spazio, un maggiore numero di colori utilizzati e la minuziosità dell’esecuzione. ![]() Caso n. 30.Uomo di anni 40, affetto da schizofrenia simplex allo stadio terminale. Il Gaffuri osserva che la stilizzazione è più spinta, assume gli aspetti di un’espressione surrealista e rivela alogicità delle concezioni attraverso la realizzazione caotica delle forme che mette in evidenza l’assenza della strutturazione spaziale e fornisce indicazioni chiare sulla destrutturazione della personalità dell’autore. Caso n. 32. Donna affetta da schizofrenia ebefrenica. Il retest, che riproduciamo mette in evidenza la caduta del carattere formale dello spazio che corrisponde alla lenta disintegrazione della personalità. Giulio Gaffuri sottolinea la tragicità della situazione e mette in evidenza che venti anni prima la paziente si era laureata in lettere con pubblicazione della tesi.
Caso n. 33. Uomo affetto da schizofrenia ebefrenica. Il disegno è caratterizzato da estrema povertà della rappresentazione grafica che sottende un decadimento delle prestazioni affettive e intellettive.
Caso n. 72. Donna di 43 anni, caratterizzata da forma grave di personalità schizoide. I disegni prodotti dalla stessa paziente sono ripetitivi nella modalità con cui vengono rappresentati il terreno, il tronco, l’innesto dei rami, i fiori e le foglie. Riteniamo opportuno sottolineare la divisione in due della parte superiore dell’albero, aspetto che abbiamo notato in numerosi disegni pubblicati dal Gaffuri. ![]() Caso n. 79.Ragazza di 17 anni, affetta da schizofrenia iniziale con esperienze depressive. Il disegno dell’albero è povero, stereotipato, con sviluppo maggiore nella parte sinistra. Rispetto agli altri alberi che abbiamo riprodotto si nota la direzione discendente di numerosi rami che fanno assomigliare l’albero a un salice piangente carico di frutti. Caso n. 104. Uomo di 38 anni, caratterizzato da personalità schizoide, che ha ottenuto un punteggio di 97 al test di Wechsler-Bellevue. Il Gaffuri osserva che il disegno, pur presentandosi formalmente corretto, non nasconde nei particolari e nell’insieme note di manierismo, perseverazione e stereotipia. Nella produzione a colori, che riproduciamo, è evidente la ricerca di raffinatezze e leggiadrie sia nel movimento dei rami che nella posizione dei fiori e dei frutti tra le foglie.
Caso n. 107. Uomo di 26 anni, caratterizzato anch’esso da personalità schizoide. Il disegno evidenzia la presenza di stereotipie, ma anche di bizzarrie, ad esempio nella colorazione del tronco. Rispetto ai primi disegni che abbiamo riprodotto, è evidente la maggiore dimensione: l’albero infatti occupa quasi interamente il foglio.
Caso n. 109. Donna di 40 anni, laureata in lettere, affetta da schizofrenia paranoideodepressiva. Essa conserva il senso della propria condizione con conseguenti stati malinconico-depressivi. Il disegno, piccolo e destrutturato, è posto nella parte superiore sinistra del foglio ed è prodotto con gesto poco preciso e forma sommaria. La sperimentazione di Giulio GaffuriGiulio Gaffuri ha somministrato il reattivo dell’albero a 200 pazienti escludendo dall’esame i casi con diagnosi dubbia e quelli per i quali potevano sussistere incertezze nella valutazione clinica. Presentiamo nella tabella seguente i casi esaminati divisi in base alla diagnosi.
Si fa presente che la collaborazione da parte dei pazienti affetti da schizofrenia catatonica è stata piuttosto limitata (il che giustifica il numero basso di casi con questa diagnosi), che sono stati esaminati soggetti le cui manifestazioni datavano da almeno tre anni e che nessuno dei soggetti era in trattamento con psicofarmaci oppure questi erano stati sospesi da almeno dieci giorni. Sono stati presi in considerazione i seguenti aspetti nell’interpretazione del disegno:
È stata valutata anche una “fuga nero” o “fuga colore” alle prove di disegno libero con rifiuto persistente in almeno 5 prove su 7 del nero o dei colori. Dopo la terza prova il soggetto era avvertito che esistevano anche la matita nera (se aveva usato solo i colori) o i colori (se aveva utilizzato solo la matita), ma poi era lasciato libero di scegliere. L’autore riporta alcune osservazioni su alcuni particolari delle composizione. Riportiamo alcuni rilievi:
L’analisi globale del disegno evidenzia una evidente e marcata alterazione della rappresentazione spaziale nei soggetti schizofrenici, indice di disturbi nella rappresentazione spaziale fino a giungere alla negazione delle categorie di spazio e forma nei casi più gravi. L’uso del colore evidenzia una preferenza per un numero limitato di colori; ad esempio il 98% dei catatonici ha utilizzato un solo colore. Anche il comportamento di fronte alla richiesta di disegnare un albero è significativo: il 10% dei pazienti si è rifiutato di disegnare mentre altri sono rimasti perplessi. Gli ebefrenici sorridono e si schermiscono, i catatonici disegnano con indifferenza, apatia e disinteresse mentre altri commentano il disegno in modo poco logico o, in particolar modo nei paranoidei, pronunciano frasi arroganti con aria di superiorità o di sospetto. Conclusione Con la presentazione, anche se in modo estremamente sintetico, delle ricerche di Giulio Gaffuri sull’utilità del Baum test in ambito psichiatrico abbiamo voluto far rivivere un pezzo del nostro recente passato. Riteniamo infatti opportuno, come nella “riscoperta” del grafologo Luigi Spotti che abbiamo presentato sulla rivista Scienze umane & grafologia valorizzare le ricerche, i contributi degli studiosi che ci hanno preceduti, le pubblicazioni che sono state spesso dimenticate. In un mondo che cambia rapidamente è necessario conservare il ricordo del passato e riscoprire che la grafologia ha una propria storia, un proprio passato, numerose corone d’alloro che dimentichiamo troppo spesso.
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