Autore: Paola Urbani
Questi giardini in caratteri di scrittura, sarà non solo per gioco che egli li inseminerà, ma per raccogliere un tesoro di memoria per sé...e per chiunque si metta sulla stessa strada. (Platone, Fedro, 276d).
Dedichiamo spazio in questo terzo numero del “Giardino di Adone” a tre temi tra i più interessanti e promettenti per la ricerca grafologica: il comportamento in ambito professionale, trattato nella conferenza sul lavoro in équipe di Véronique de Villeneuve presidente della SFDG, i significati del disegno nella prima infanzia, a cui hanno riservato la loro attenzione Raffaele Caselli e Maria Ricci, e l’utilità del reattivo dell’albero nelle diagnosi in campo psichiatrico di cui si è occupato Silvio Lena. Per evidenziare la rilevanza di questi ultimi due contributi, “Il Giardino di Adone” esce con un sedicesimo a colori.
Sappiamo che tutte le scritture dovrebbero essere viste in originale: solo nel colore naturale del loro tratto, infatti, esse parlano appieno, e una scrittura blu nei confronti di una scrittura nera o azzurra o violetta trasmette tutta la sua differenza. Il pessimismo del tratto nero opaco e scuro, l’affermazione del tratto nero brillante, la neutralità del tratto grigio, la ricettività del blu, l’ingenuità dell’azzurro, l’aggressività del rosso, la malinconia del viola, sono altrettanti indizi da valutare. Nel caso dei disegni la scelta del colore è ancora più importante: soprattutto nella scuola materna, questo è infatti il primo modo in cui il bambino rielabora il suo mondo, e dà voce alla sua fantasia e alle sue emozioni. E l’utilizzo del colore è parimenti significativo in campo psichiatrico dove lo scarso uso del colore nei disegni è, ad esempio, peculiare di personalità a tendenza catatonica.
Anche l’Arcadia, nell’affascinante articolo che inaugura la collaborazione della direttrice della Biblioteca Angelica di Roma, Marina Panetta, è a colori: essa è selva ognor verde, adorna di rosse viti, viole, acque d’argento. Ma, purtroppo o per fortuna, dobbiamo limitarci a immaginarla: l’Arcadia, come la felicità, può essere soltanto sognata e ricostruita dal gioco sottile e ardito delle nostre speranze.