Autore: Paola Urbani

Phineas Taylor Barnum, è stato il primo e più famoso showman della storia. Il dr. Fox era un attore assai dotato di talento oratorio, zia Fanny è… zia Fanny, tipica rappresentante di tutte le zie. Che cosa hanno in comune questi tre personaggi e soprattutto cosa c’entrano con la grafologia? A prima vista nulla, eppure è colpa loro, secondo gli scettici, se essa gode di un’ ingiustificata fiducia. Dietro le quinte, essi manovrano i fili di chi si fa analizzare la scrittura, e lo convincono a dar credito al grafologo.
Cerchiamo di capire come si manifesta la loro influenza. E cominciamo da Barnum, il principale indiziato.

L’effetto Barnum: un po’ di tutto per tutti

P.Th.Barnum, nato nel 1810 nel Connecticut, sfruttando l’attrazione popolare per l’inusuale e il bizzarro, e grazie a una pubblicità martellante, era divenuto popolarissimo come showman e organizzatore di spettacoli. In particolare i suoi circhi in cui faceva esibire attrazioni sensazionali, come i gemelli siamesi Chang ed Eng o Charles S. Stratton alto solo 25 pollici, avevano un successo strepitoso. “We have a little something for everyone - era il suo motto: essi contenevano infatti numeri talmente variati da riuscire ad accontentare tutti gli spettatori, ciascuno dei quali vi trovava qualcosa di suo gusto.
L’ ‘effetto Barnum’, così denominato nel 1950 da Paul Meehl, che voleva mettere in guardia i suoi colleghi psicologi dall’attribuire una validità acritica alle misure convenzionali della personalità, troppo vaghe secondo lui per essere significative, (1) riguarda appunto la facilità con cui le persone accettano descrizioni vaghe e moderatamente lusinghiere del loro carattere, ed è noto da più di 50 anni. Il primo a interessarsene era stato nel 1948 B. Forer.(2) Egli aveva presentato a un gruppo di studenti la stessa generica e in parte contraddittoria descrizione della loro personalità dicendo a ciascuno di loro che era basata sull’esame accurato della sua grafia, e invitandoli a esprimere secondo una scala di valori da 1 a 5 un giudizio sulla sua accuratezza. Si riconoscevano in quella descrizione? Ottenne il voto medio di 4,2: quindi un ottimo livello di gradimento.
Esperimenti dello stesso tipo furono ripetuti varie volte, sempre con successo, e anche quando ci si chiese da che cos’ altro potesse dipendere il gradimento dei profili Barnum, se per esempio venisse influenzato dalla maggiore o minore fiducia che le persone riponevano nei test a cui venivano sottoposte, il risultato fu che non c’era sostanziale differenza. Le descrizioni Barnum venivano accettate anche quando scaturivano da test palesemente antiscientifici: piacevano di per sé! (3)
In tempi recenti, richiamarsi all’effetto Barnum è divenuto un’arma in mano ai critici della grafologia per negare validità alle analisi grafologiche anche quando venivano confermate dagli scriventi che vi si riconoscevano. A torto o ragione? Prima di provare a rispondere a questa domanda vediamo quali sono le caratteristiche di un profilo Barnum. Ecco, per chi voglia provarci, o, meglio, per chi voglia evitarli, le necessarie ‘istruzioni’.

Istruzioni per costruire un profilo Barnum

° Siate vaghi. Fate sempre affermazioni di carattere generale che possano applicarsi alla maggior parte delle persone

° Fate pure rilievi leggermente negativi sulla personalità del cliente, ma sempre seguiti da commenti positivi che li correggano o ne attenuino l’intensità. Si consiglia l’ uso frequente di paroline magiche come ‘ma, tuttavia, malgrado, sebbene, purché, anche se, forse, eppure, ecc.

° Non preoccupatevi di contraddizioni o incongruenze: purché siano ben mimetizzate vi evitano di sbagliare

° Terminate sempre il profilo con un giudizio lusinghiero sulla personalità del vostro cliente

Ecco un esempio di profilo Barnum (4)

Il carattere del soggetto è complesso. A volte è estroverso, affabile e socievole, ma in altri momenti diventa introverso, prudente e riservato. E anche quando sembra aperto, disinvolto e ottimista, egli tuttavia esercita un costante controllo sulle emozioni, che sono molto più profonde di quanto lascia trasparire.
Il soggetto preferisce avere nella sua vita un certo numero di cambiamenti e di varietà, purché sia egli stesso ad averli scelti, e sopporta male limitazioni o imposizioni dall’esterno.
Ha alcuni punti deboli nella personalità, ma è in genere abile a compensarli e a mantenere dignità ed equilibrio anche in situazioni in cui si senta in difficoltà. Certo, questo può creargli delle tensioni. Infatti, egli tende a essere dentro di sé un po’ timoroso e insicuro e a volte ha dubbi se ha preso la giusta decisione o fatto la cosa giusta. In questi casi desidera la compagnia e il sostegno di persone che lo stimino e gli vogliano bene. Eppure, nello stesso tempo, tiene moltissimo a mantenere alcuni spazi di libertà, un angolo privato in cui rifugiarsi per essere in stretto contatto con se stesso e cercare di dare alla vita un significato.

Chi può negare di riconoscersi un po’ in un profilo come questo?

I profili grafologici sono profili Barnum?
L’esperimento di Karnes e Leonard


Per dimostrare la presenza dell’effetto Barnum nei profili grafologici, Karnes e Leonard conducono in Canada una ricerca che coinvolge circa 500 studenti, di cui 276 direttamente oggetto all’esperimento e 235 facenti parte di un gruppo di controllo.(5)
Tutti gli studenti sono invitati a produrre un breve campione anonimo della loro scrittura. Dopo qualche giorno i 276 studenti del primo gruppo ricevono ciascuno un profilo grafologico di personalità, con stampato sopra il proprio nome, e sono invitati a valutarne l’accuratezza secondo una scala che va da un minimo di 1 a un massimo di 7 punti.
Anche gli studenti del gruppo di controllo ricevono un profilo grafologico e devono valutarne la pertinenza, ma a loro viene detto che esso non riguarda la loro scrittura.
In realtà tutti gli studenti hanno ricevuto, a caso, un profilo di personalità che non ha niente a che fare con il loro, compreso tra i seguenti:

a) sei profili Barnum

b) quindici profili grafologici: sei di personalità note di Denver gia pubblicati su un giornale locale, e nove degli amministratori di un college, gia utilizzati da Karnes e Leonard in un esperimento precedente

c) sedici profili di personalità sempre degli amministratori di un college redatti sulla base del CPI (California Psychological Inventory) e del MBTI (Myers-Briggs Type Indicator)

Ed ecco cosa accade. Gli studenti che hanno ricevuto un profilo con il loro nome, lo giudicano assai rispondente alla loro personalità. Più di tutti vengono valorizzati i profili Barnum che ricevono il voto medio di 6,17. Il voto è ancora alto per i profili grafologici, sia di personalità illustri (5,94), che di amministratori di College (5,80), mentre scende al 5,11 per i profili psicometrici CPI e MBTI.
Gli studenti del gruppo di controllo che sanno invece che il profilo ricevuto non è il proprio, giudicano pertinenti con un voto del 4,88 i profili Barnum e apprezzano ancora di più (5,47 e 5,25) i profili grafologici, non si riconoscono invece nel profilo psicometrico a cui attribuiscono un modestissimo 3.40.
Questo dimostra, secondo Karnes e Leonard, che i profili grafologici sono, al pari di quelli Barnum, talmente vaghi da attagliarsi a ogni tipo di personalità, mentre i profili psicometrici hanno un più elevato livello di precisione.

L’effetto dr. Fox o de l’oscurità che seduce

L’effetto dr. Fox (6) mette l’accento su un’altra caratteristica che secondo i critici sarebbe tipica dei ritratti grafologici: lo stile insieme accattivante e incomprensibile.
Il dr. Fox, attore, si era prestato a un singolare esperimento allo scopo di testare l’effetto di una esposizione brillante e di una voce bene impostata sulla accettazione del messaggio. Egli doveva tenere una conferenza della durata di un’ora sulla teoria dei giochi a un gruppo di 55 tra psichiatri e assistenti sociali. Il suo discorso doveva contenere aneddoti divertenti, ma mancare di qualsiasi significato. Quale sarebbe stata la reazione dell’uditorio? Ebbene: accadde che il discorso del dr. Fox, grazie alla sua voce chiara, gradevole e convincente, e al buon grado di intrattenimento, fu giudicato interessante, chiaro e stimolante, e nessuno obiettò che non aveva proprio nessun senso.
Anche tra i grafologi, si obietta, ci sarebbero molti seduttori come il dr. Fox, e i loro clienti, disarmati dal fascino dello stile e da un lessico oscuro, non si accorgerebbero della vacuità e insignificanza dei contenuti.

Zia Fanny, ovvero il fascino dell’ovvietà

Zia Fanny rappresenta ciò che è ovvio, tipico, normale. La possiamo immaginare nella sua casetta del Maryland, mentre confeziona marmellate, innaffia le sue rose e commenta quanto è aumentato quest’anno il prezzo dei carciofi, oppure in qualsiasi altro posto in cui essa incarni i tratti tipici di un certo gruppo omogeneo per età o estrazione sociale.
E’ Norman Tallent nel 1958 (7) il primo a parlare di un effetto zia Fanny. Simile ai ritratti Barnum salvo per il fatto che manca l’intento di lusingare e soddisfare il cliente, il ritratto alla ‘zia Fanny’ è a banda larga, contiene informazioni corrette, ma vaghe o superflue, che hanno la sola funzione di ‘imbottittura’. Per esempio: “Il soggetto ha difficoltà a dare il meglio di sé quando e sotto stress” oppure “Il soggetto ha un non risolto sentimento di dipendenza”, o “Il soggetto soffre di una inconscia inquietudine”. Se leggiamo affermazioni di questo tipo, osserva Tallent, possiamo giudicarle vere anche per noi. Ma sono ‘vere’ per una così gran quantità di gente, che siamo anche autorizzati a trovarle di nessun interesse perché troppo generiche, e obiettare: “Sì, anche mia zia Fanny è cosi, e con ciò?”

Effetti da evitare?

Dovremmo allora, noi grafologi, togliere il saluto a questi tre personaggi? Cambiare strada ogni volta che da lontano ne intravediamo il profilo rassicurante e minaccioso insieme? Non è facile: essi sono dappertutto, ci sorprendono quando meno ce lo aspettiamo, ci tallonano, ci tendono agguati. E inoltre evitarli completamente non è nemmeno auspicabile.
E’ evidente infatti che in ciascuno di noi sono mescolati a tratti particolari e personali, anche tratti generici e comuni a persone della stessa età, dello stesso ambiente. E che il carattere è una miscela complessa di elementi diversi e spesso contraddittori che coesistono in un equilibrio più o meno stabile e risolto. Senza i consigli di Barnum, del dr. Fox e di zia Fanny, i giudizi del grafologo correrebbero il rischio di diventare imprudenti e non corrispondenti al vero perché troppo netti e drastici. E gli stessi Karnes e Leonard ricordano che diversi studi hanno dimostrato che un profilo Barnum è considerato da molte persone una descrizione del loro carattere migliore di altre derivate da test psicometrici convalidati.
Resta tuttavia il problema della loro vaghezza. Chi richiede una analisi grafologica, azienda o privato che sia, non si aspetta che lo scrivente sia genericamente inquadrato nella classe degli ‘esseri umani’, ma che sia còlto nella sua individualità, e descritto in quegli aspetti che lo rendono diverso e peculiare, ‘unico’.
Da una riflessione sugli effetti Barnum, dr. Fox e zia Fanny, il grafologo può e deve quindi imparare molto: a rendere le sue analisi più specifiche, a ridurre gli spazi di vaghezza e le osservazioni banali, a proporsi come scopo la chiarezza, a evidenziare in che relazione stiano i diversi aspetti del carattere, e in quale occasione e in che modo potrebbero manifestarsi nel comportamento.
Come Tallent suggerisce di fare agli psicologi, egli deve domandarsi sempre, prima di delineare un profilo di personalità: queste affermazioni aiutano a capire il soggetto come un individuo?” (8). Avere, insomma, più coraggio e più fiducia nella grafologia, tornando ad accettare il rischio di una piccola, calcolata percentuale di errore, a fronte della ricompensa probabile di una comprensione più incisiva e profonda.

Note

(1) P. Meehl, Wanted A Good Cookbook, American Psychologist 11,1950, pp. 262-272
(2) B. Forer, The Fallacy of Personal Validation: A Classroom Demonstration of Guillibility Journal of Personal Assesment 39 , 1949, pp.345-348
(3) Come dimostrato da D.J. DelPrato, Face Validity of Test and Acceptance of Generalized Personality Interpretations, Journal of Personality Assessment, 39, 1975
(4) Cfr.J.A.Dean, The Bottom line: effect size, in B.L.Beyerstein & D.F. Beyerstein, The Write Stuff, Buffalo, Prometheus, 1993, p.277
(5) E.W.Karnes - S. David Leonard., Graphoanalitic and Psichometric Personality profiles: validity of Barnum effect, in B. L. Beyerstein - D.F. Beyerstein, ed., The Write Stuff, cit., pp. 436-464
(6) D.H. Naftulin, J.E. Ware, G.A.Donnelly , The Doctor Fox lecture: A paradigm of Educational seduction, Journal of Medical Education 48 1973, pp. 630-635
(7) N.Tallent, On individualizing the Psychologist’s Clinical Evaluations Journal of Clinical Psychology 14 1958, pp.243-244
(8) N.Tallent, On individualizing the Psychologist’s Clinical Evaluations, cit., p.244